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L’anniversario dell’assassinio d’un Soldato-Maledetto scomodo

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Stanisław Ostwind-Zuzga (inizialmente chiamato Samuel) è nato a Varsavia il 26 aprile 1898 (o 1899) come figlio di Wolf e Rebecca. Si è unito alle Legioni polacche il 21 luglio 1915 formate da Joseph Piłsudski. Inizialmente ha prestato servizio nella compagnia tecnica del Comando delle Legioni, in seguito nella 1a compagnia del 1° battaglione del 1° reggimento di fanteria della 1° Brigata delle Legioni polacche, poi è stato trasferito alla 3° compagnia del 1° battaglione del 1° reggimento di fanteria delle Legioni polacche. Dopo la cosiddetta “crisi del giuramento”[1] è stato internato a Szczypiorno. Dopo il ricupero dell’indipendenza da parte della Polonia (l’11 novembre 1918) si è unito all’esercito polacco, combattendo nello squadrone della 6a compagnia del 2° battaglione del 36° reggimento di fanteria della Legione Accademica per la sovranità e l’indipendenza della sua Patria. Nel periodo interbellico fu poliziotto a Varsavia[2].

Nonostante si sentisse polacco, per i tedeschi era un ebreo, il che lo minacciava di chiusura dietro le mura del ghetto. Fuggendo da lì, si rifugiò a Podlachia (la confine tra Polonia e Lituania odierna), dove prese contatto con la rete della Nazionale[3] Organizzazione Militare creata lì e vi prestò giuramento nel 1942. Con il passaggio delle strutture della N.O.M. sotto il comando delle Nazionali Forze Militari, ha iniziato la sua avventura militare con questa organizzazione. Ha ottenuto il grado di maggiore, assumendo la posizione di comandante della compagna di Węgrów (cittadina in Masovia ca. 80 km da Varsavia). Quando l’Armata Rossa ha iniziato ad occupare queste aree, è rimasto nella resistenza, partecipando alla riorganizzazione della organizzazione.

Fu arrestato dall’Ufficio di sicurezza il 3 gennaio 1945. Durante il processo gli fu chiesto il  perché „lui – l’ebreo” aveva a che fare con i fascisti, rispose con dignità: Prima di tutto, sono un polacco, e in secondo luogo, solo loro [nazionalisti] che volevano aiutarmi[4]. Il 2 febbraio è stata emessa una sentenza di morte in un processo segreto dal tribunale militare della guarnigione di Varsavia. La pena capitale fu eseguito due giorni dopo.

Dappertutto si sentono dichiarazioni forti che vogliono imporre alla società il mito delle mutue relazioni amichevoli polacco-ebraiche nei tempi attuali, mentre di tanto in tanto vengono mosse accuse di collaborazione con gli occupanti tedeschi, di antisemitismo succhiato con il latte materno. L’esempio di un eroe polacco ininterrotto con radici ebraiche non dovrebbe essere un punto di svolta in questa relazione? Non dovrebbe portare a mostrare al pubblico: chi lo giudicava[5]? Per quali atti? Perché, nonostante la sua appartenenza alle Nazionali Forze Militari (un’organizzazione disprezzata nello spazio pubblico polacco), i comunisti erano pronti, a causa delle sue radici ebraiche, a persuaderlo ad andare dalla loro parte?

Le domande di cui sopra sono troppo difficili nella narrazione storica attuale, perché distruggerebbero il mito del sentimento antisemita nelle forze armate nazionali polacche e nel movimento nazionale polacco. Distruggerebbero pure il discorso che da mesi o forse da anni viene mirato a umiliare la nostra Patria per il suo sacrificio durante la guerra ”in nome della libertà di noi e uguale di quella di altri[6]”.

[1] Il 5 novembre 1916, l’Impero tedesco e austriaco annunciarono la fondazione del regno-fantoccio per i Polacchi, eseguendo in seguito il giuramento di fedeltà delle truppe militari, consideratisi dalle polacche. Joseph Piłsudski decise di rifiutarla. In effetti veniva internato nella fortezza in Magdeburgo, guadagnando così un’autorevolezza enorme tra i soldati polacchi.

[2] [https://zolnierze-niepodleglosci.pl/%C5%BCo%C5%82nierz/213056/] 31.01.2020.

[3] Le forze di resistenza furono in disunione: si tratta del reparto di stampo nazionalista.

[4] M. Bechta, W.J. Muszyński, Przeciwko Pax Sovietica. Narodowe zjednoczenie wojskowe i struktury polityczne ruchu narodowego wobec reżimu komunistycznego 1944-1956, Warszawa 2017, p. 49.

[5] Tanti tra i comunisti polacchi di questo periodo erano d’origine ebrea.

[6] Nel nome di Dio per la libertà nostra e vostra – lemma dallo stendardo dei decabristi polacchi che durante l’insurrezione del novembre (1831) doveva spiegare lo scopo della ribellione. Oggi è una manifestazione della solidarietà dei polacchi che intraprendono la lotta anche per gli altri – anche come una espressione d’un certo messianismo.

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